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Twitter valutata 4,5 miliardi, è rischio bolla sui social network. L'iPad sfida se stesso per restare al top
Di Altri Autori (del 01/03/2011 @ 09:06:31, in Social Networks, linkato 1717 volte)

Corrono le valutazioni dei social media. E i grandi investitori fanno a gara per accaparrarsi una fetta delle società più calde. Dopo Goldman Sachs con Facebook, adesso è il turno di Jp Morgan: la banca meglio uscita dalla crisi finanziaria ha messo gli occhi su Twitter, re del microblogging. Un nuovo fondo «digitale» lanciato dalla banca – il Digital Growth Fund – sta trattando l'acquisto di una quota di minoranza nel gigante dei messaggi da 140 caratteri: forse il 10%, a cifre che valutano l'azienda circa 4,5 miliardi di dollari. Non basta: avrebbe già fatto incetta di titoli sul mercato grigio, dove sono scambiate le azioni delle società non quotate.
La sfida dell'iPad: superare se stesso per stare al vertice (di Antonio Dini)

Twitter è tra i protagonisti dell'impennata dei valori dei «marchi» internet di nuova generazione, nati negli ultimi cinque anni e non ancora sbarcati in Borsa. Nelle scorse settimane era trapelato che alcuni investitori sarebbero stati disposti a valutare il gruppo ben di più, fino a otto o dieci miliardi. Ma non è il solo social media a tenere banco: la valutazione di cinque delle più ambite stelle online odierne ha superato i 120 miliardi, sollevando lo spettro di bolle speculative.

Tutto comincia con Facebook: guardando gli scambi sui mercati grigi, è lievitato fino a 84 miliardi. Questo dopo che l'investimento targato Goldman pochi mesi or sono l'aveva già spinto a 50 miliardi. Il newtork per professionisti LinkedIn, da parte sua, ha sfiorato i quattro miliardi. Groupon, colosso dello shopping scontato che ha aperto i battenti nel 2008, è arrivato a 15 miliardi una volta respinte le avances da sei miliardi di Google. Mentre Zynga, popolare creatore di giochi sociali online, oscilla tra i sette i nove miliardi.

Molti di questi protagonisti possono far valere una crescita esponenziale delle loro attività accanto alle valutazioni. Groupon ha moltiplicato il giro d'affari a 760 milioni di dollari nell'ultimo anno, ben 23 volte i 33 milioni del 2009. E ha 60 milioni di utenti in 42 paesi del mondo. L'interrogativo è se questa crescita sia sostenibile, traducibile in crescenti guadagni e sufficiente a giustificare valutazioni multimiliardarie.

Twitter, nato nel 2006, è un ulteriore esempio di questo dilemma. La sua marcia è innegabile: con più di 200 milioni di utenti, è stato citato anche tra i grandi facilitatori di proteste e trasformazioni in Medio Oriente. Quest'anno dovrebbe riportare 150 milioni di entrate, grazie alla pubblicità partita dallo scorso aprile. Le valutazioni hanno tuttavia spiccato il volo oltre ogni previsione: un miliardo ancora nel 2009, 3,7 miliardi a fine 2010, tra i 4,5 e i dieci oggi. C'è chi non teme gli effetti sui mercati e sull'economia di una bolla: le ragioni più citate sono l'esiguo numero e l'estrazione d'elite degli investitori che, al contrario del passato, scommettono sui social media. E la concentrazione delle «puntate» su pochi leader del settore, che avrebbero maggiori chance.

Ma restano le perplessità sul futuro. Il rischio è che le grandi operazioni attorno a Twitter e altri marchi abbiano eccessive finalità finanziarie e troppo poco industriali. Ne è convinto il professor Giuliano Noci, vicedirettore del Mip, la business school del Politecnico di Milano: «Siamo davanti a logiche eccessive e valutazioni che ricordano una certa esuberanza irrazionale, come la definì all'inizio degli anni duemila l'allora governatore della Federal Reserve, Alan Greenspan».

Il valore per utente di Twitter sulla base del deal Jp Morgan sarebbe di 23 dollari, il doppio di quanto Aol ha pagato l'Huffington Post, «che ha fonti di revenue più chiare». Senza contare che l'operazione Jp Morgan-Twitter, sostiene Noci, potrebbe avere la sola ottica della speculazione e puntare alla rivendita delle quote a Microsoft e Google, indietro nel segmento dei social network». Intanto la sete di scommesse degli investitori non accenna a placarsi. Il fondo «digitale» di Jp Morgan ha raccolto 1,2 miliardi, il doppio delle attese. E dopo Twitter ha nel mirino Zynga.


di Daniele Lepido, Marco Valsania e Antonio Dini su IlSole24ORE.com

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